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Il Salento di Giuseppe Palumbo

di Ilderosa Laudisa

Descrizione

L’Archivio Fotografico Palumbo, consistente in 1740 fotografie, è un prezioso patrimonio della nostra cultura, in cui troviamo rappresentati e interpretati aspetti etnografici, artistici, sociali e paesaggistici. Le fotografie di carattere etnografico, rispecchiano tradizioni e costumi ormai del tutto tramontati, sia della sua amata Grecìa, sia della colonia albanese di San Marzano. Immagini che ci raccontano di persone di un secolo fa, che non ci sono più, come tanti luoghi e monumenti del Salento da lui fotografati. Di grande interesse sono le sue riflessioni di carattere socio-antropologico, che gli permisero di evidenziare ruoli e comportamenti nella società di tipo agrario. Molte fotografie di Palumbo rilevano l’originale prospettiva culturale della sua ricerca. Per primo osservò, ad esempio, il valore urbanistico della frequente colonna angolare nella città di Lecce o anche l’attenzione pionieristica per i puteali (antichi parapetti dei pozzi, molti ormai scomparsi), le barocche guglie votive o gli “osanna”, i prodotti della ceramica popolare salentina, i variopinti tessuti – ormai introvabili – della popolazione della Grecìa salentina. Fra i tanti aspetti della cultura salentina, di cui si occupò, ebbe un posto rilevante l’attenzione peri dolmen, i menhir e le specchie. Fu allievo morale di Cosimo De Giorgi.

Leggilo perché..

Questo volume rappresenta la concretizzazione del sogno coltivato dall’autore, che per oltre cinquant’anni fotografò il Salento, quello che oggi chiamiamo il “Grande Salento”. Nell’arco della sua attività, Giuseppe Palumbo, si adoperò a cercare di restituire per immagini le identità del nostro territorio, aperto alle diversità culturali e non solo per la sua collocazione geografica.

Curiosità

Giornalista e attento studioso del territorio, Giuseppe Palumbo si è occupato di una grande quantità e varietà di temi che spaziano dalla cultura alle tradizioni popolari, dal patrimonio archeologico a quello architettonico, collaborando con riviste locali e nazionali. Le sue prime immagini fotografiche sono anteriori al 1909. Le lastre fotografiche sono rimaste sepolte nei cassetti del museo provinciale di Lecce per molti anni, finché Ilderosa Laudisa, storica dell’arte, non ha scritto il libro, riscoprendolo e tracciandone tutta l’opera attraverso un’indagine scientifica sulle singole fotografie.